Archive for the 'blurbs' Category

Accadde domani

Un tempo avevamo il tempo, noi artigiani/pensatori/opinionisti, di interrogarci sulle sorti del mondo e sgravare idee e rappresentazioni del medesimo. Oggi, e da un pezzo, niente di tutto ciò. Produci/consuma fast, crepa young. Ricordati di rifarti delle idee se t’avanza un minuto.

Sorridi al tuo nuovo contratto a progetto (tre mesi), metti in cantiere un paio di commissioni istituzionali per rimpolpare l’ego e il conto, ti giochi l’estate e i viaggi zingari, la matita inizia a guardarti storto, la coscienza non si fa viva da un po’.

Questo per quanto riguarda me. Vita, morte e miracoli.

Circa l’opera ecco cosa c’è di nuovo.

Una tavoletta di prova e certi studi di personaggi per un lavoretto di cui scriverò a breve.

Tavola Prova

Studi

Jano & Drilla su IBS.it

Un paio di sceneggiature da leggere, un nuovo libello iniziato. (sketchini à vous).

Prime Tavole Progetto Kanja&Gubi

Voglia di partire.
à bientot

Il diavolo e l’acqua santa

Così mi chiamano a casa ultimamente.
Di tutto sto disegnando, cento progetti in testa e sulla carta.
A fine mese esce Jano&Drilla, libello di storie per bimb* popolate di questi due personaggi inventati in una serata di normalità e leggerezza. Ricordarsi che la leggerezza è l’unica via sostenibile e non ti fa venire le rughe sulla fronte.
Lo presento a Napoli, in occasione del Comicon. Me lo pubblicano gli amici di Innovate Comics.

Jano & Drilla

Contestualmente, visto che il mondo che c’ho sotto i piedi non mi piace e immagino che non inizierà domani a piacermi, tengo su, insieme ad un po’ di amici squinternati e squattrinati un progetto di terza via, satira e dolomiti nelle scarpe. Fuoribusta. Pregno di robe così. Perchè se mi stai sul culo non te lo mando a dire. E insista pure la nonna a dire che sono porcherie, a me le porcherie sembrano quelle che ci tocca sorbire quotidianamente, col tubo catodico sulle labbra e il velo sulla testa.

Ama di bocca!

Per il resto le solite ansie, paure e un nuovo viaggio. Partito dalla pancia.
(Di quello precedente se ne parla qui. Se un editore ha da apparire, che lo faccia adesso.)

Ombrelunghe

Ah, come sempre, cerco lavoro. Che gli utlimi tre anni di risparmi li ho quasi sputtanati per intero.
La mail è sempre kanjano@gmail.com.

Tornate a trovarci.

Ci siamo inventati FUORIBUSTA. Resistiamo.

La questione è semplice. Ci hanno sottratto gli spazi. Nei quotidiani si sono asserragliati i fighetti del commentario disegnato, noi i salotti non li frequentiamo, che non abbiamo quasi mai le scarpe adatte.
Deinde ci tocca inventare sempre qualcosa di nuovo e democratico. Bene. Abbiamo fatto FUORIBUSTA.

Eravamo giovani, qualcuno di noi era anche bello. Adesso lasciamo che sia l’ulcera a guidarci. Abituatevi a questo nasone finto, vi tormenterà. Una volta al giorno, come un anticoncezionale, puntuale ed efficace al 99%: è una minaccia.

Fuoribusta è un contenuto senza contenitore palpabile, come la cocaina che si respira nell’aria di Milano. Fuoribusta è una gratificazione necessaria, senza se e senza irpef, come quella parte di salario, di ricompensa che esce fuori dalla busta paga.

Fuoribusta è il troppo che non storpia, la medicina che permette di tenere la schiena dritta e superare tutte le crisi, siano esse sociali, economiche, affettive o in subaffitto. Fuoribusta è il nostro giocattolo, un premio che l’evoluzione riserva a quelli che meglio si sanno adattare all’ambiente, è un rimborso senza rimorso. Fuoribusta è un premio di produzione per gigolò con contratto a progetto, è la passione di Cristo che diventa un lavoro, è la resurrezione di Andreotti, è la mosca che arricchisce il nero di seppia.

Fuoribusta è un cattivo progetto di comunicazione, corruttibile per definizione. Per questo farà strada, farà web -crepi la pigrizia, questo sito riceverà un’oleatina al giorno, un solo post prima del pasto- e poi si materializzerà in un periodico prima di finire sotto terra dove metterà nuove radici.

(europa 2009) Work in progress su tavola 39

matite_39_low

Mi sono rifatto il portofolio

Ad uso e consumo di chi mi voglia offrire un’occupazione. Offrite, ma senza accalcarvi, eh!

Vi ricordate di emme?

Emme è finito ieri. Oggi sono diventato grande. E già non mi va. I quasi trenta puzzano di truffa. Gli ultimi due puzzano di passato. I quasi buoni puzzano di merda. No, non mi convincete. Pacche di circostanza. Smalti e sguardi troppo convergenti. Ci rivedremo. Certo, ma non vi assicuro nemmeno il CID.

Io sono un fesso. Ma finché riesco a credere alle cose, finché è il fegato che comanda sul cervello (e soprattutto sul portafogli) sto bene così.

Continuate pure a parlarvi addosso, a chiamare Maestro il mediocre più vicino. Dividete il pane con chi vi pare, ma tenete l’occhio sulla metà più grossa, come sapete fare bene.
Le situazioni non le so sfruttare, incapace, la gente neppure. Però dormo sereno. E se da una parte le iene strappano fameliche i brandelli della carogna decomposta (prosit), dall’altra i falliti-scartati ci pisciano sopra. Ognuno col suo piccolo angolo di gloria, ognuno col suo futuro in mano, strettostretto. Potenza della masturbazione.

Nessun rispetto per l’amore, nessun rispetto per l’AMORE.
Barattate pure tutto questo con la solita diarrea di parole in più.
Nessuno ve ne vorrà.

Un grazie infinito a Valeria, Gianpiero, Leonardo e Sergio. Il resto non conta.

Mediterraneo

emme, ultimo numero.
Due anni di storia alle spalle

Gli ottimisti

emme, penultimo numero. Giornata di merda.

L’estate di Michele

A metà dell’opera.

Actually spleeping on the floor.

Emme se ne va

Non è detto che io condivida tutto, non è detto che non lotterei fino alla fine, ma col magone riporto le parole del buon Sergio.

In un incontro che ho avuto in queste ore alla sede de l’Unità con il direttore Concita De Gregorio e con il nuovo amministratore delegato Antonio Saracino, sono stato informato, con mia grande sorpresa, che la proprietà del giornale considera tuttora valido e in vigore, per quanto riguarda il supplemento Emme, il contratto stipulato nel 2007 e la conseguente disdetta inviatami nell’Ottobre 2008. In altre parole, Emme, per la proprietà, chiude con l’ultimo numero di Gennaio, cioè con il prossimo.

E gli accordi presi con il direttore per il proseguimento di Emme all’interno del giornale ad 8 pagine, affiancato da un mensile da vendersi come allegato ad acquisto facoltativo? Un bellissimo progetto che però non ha, per usare un linguaggio governativo, alcuna copertura finanziaria e quindi va considerato nullo. Insomma, sembra che Concita ed io abbiamo fatto i conti senza l’oste, cioè senza considerare la situazione economica e finanziaria dell’editoria italiana e de l’Unità in specifico.

Oggi, per quasi tutti i consigli d’amministrazione, sembra che la riduzione dei costi sia il problema assolutamente prioritario e molti quotidiani, assai più agguerriti e forti della nostra Unità, stanno tagliando supplementi, decurtando pagine, collaboratori e stipendi di collaboratori.

Quest’oggi tocca ad Emme e mi sembra che ci sia davvero ben poco su cui insistere o recriminare. Rimangono alcune speranze aperte, non certo di facile realizzazione: una forte e significativa impennata nelle vendite del quotidiano e il possibile inserimento di Emme in una rinnovata e fortificata presenza online de l’Unità. Vedremo.

Per ora ci piace salutarvi con un arrivederci e, pur nel dispiacere della chiusura, gioire per questi due anni di vita che hanno riaperto le speranze di un giornale satirico in Italia, che ha messo insieme, in buona armonia, una discreta serie di cervelli satirici, molti dei quali davvero giovani e nuovi. Li ringrazio tutti, uno ad uno, così come ringrazio i lettori che ci sono stati vicini in questo non breve periodo.

Ma un grazie ovviamente speciale lo rivolgo volentieri al direttore Padellaro e all’amministratore delegato Poidomani, che vollero darmi, nella primavera 2007, la possibilità di mettere in piedi questa bella scommessa e all’attuale direttrice De Gregorio, che ci ha dimostrato grande simpatia e fino all’ultimo ha tentato di farci sopravvivere sulle pagine del suo bel giornale.
Speriamo di rivederci presto.

Sergio Staino