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Avete mai sentito parlare di Mafia? Probabilmente sì, ma difficilmente l’avrete sentita evocata dentro i ritmi del d&b, dell’elettronica, del jazz, mixati a illustrazioni frutto di un atipico action painting e a clip video piene di suggestioni da repertorio del reale.
Quella di Msk e dei tanti collaboratori al suo Sicilian A/V Project non è però un’operazione di marketing, non vendono motivetti orecchiabili, borsette colorate e non parlano di calcio. In buona parte siciliani, tutti giovani e quasi tutti emigrati in un ipotetico Nord perché nel loro iper-reale Sud qualcuno gli ha tagliato le gambe, ma non le idee, gli autori e i partecipanti a questo progetto performativo studiano e rielaborano linguaggi altri per raccontare una storia tragica fatta di mille storie drammatiche, grottesche, mafiose.
Ce lo ricorda fin dal primo brano “todo modo” la voce samplata in sottofondo di uno scrittore che di mafie ha scritto e parlato fino alla morte, Leonardo Sciascia: “Lo stato per me è la Costituzione, e la Costituzione non esiste più”. Dentro questo e altri paradossi del cuore e della mente si muovono le ondate musicali -vuoti sonori meditativi sincopati da piene sferzanti e inacidite- che Msk discioglie giocando tra alta e bassa fedeltà, tradizioni e avanguardie musicali, voci della strada e quelle di grandi saggi dell’isola tricornuta.
Contrasti paesaggistici, afa, energia dell’orgia e del lutto, stragi e processi, il Mediterraneo della contraddizione permanente, della bellezza e del rimpianto, della fatica e della rabbia, della poesia araba versata come vino e delle cattedrali normanne imbevute d’oro, dei terremotati da una vita e dei braccianti fucilati, dei templi greci che osservano la costa sgargiante di fiori e dei bassifondi luridi dove bambini e cavalli nelle stalle dormono e sognano insieme. Sicilian A/V Project restituisce della Sicilia il mare azzurro e il dolore, una tonnara dove gli attori del terribile gioco, pescatori o pesci che siano, pupi e pupari, sono impregnati dell’odore acre del sangue e del sudore, ma anche della dolcezza salina di quello che poteva essere e non è stato e di quello che è, oggi e fatalisticamente per sempre.
E come l’etnomusicologo Antonino Uccello aveva girato nel ‘900 tra carceri, stamberghe e pescherecci, raccogliendo un archivio di suoni e voci ormai lontani, allo stesso modo -ma per un’altra via- Msk dirige quegli spettri insonni al tempo di una drum machine che racconta, in uno slang trans-siculo, la musicalità di un mal-esserci danzante.
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Audiovisual antimafia lounge, inspired by works and words of Leonardo Sciascia, sicilian writer and civil activist. Sicilian AV project means the legacy of literature performed and expressed with mixed mediums: music, visual arts and illustrations.
Have you ever heard anything about Mafia? Maybe yes, but you’d find it not easily evoked in the rhythms of brokenbeat, of electronic, of downtempo, mixed with illustrations born from an atypical action painting and from video clips full of reality’s suggestions.
The authors and the partakers in this performative project study and elaborate different languages to tell a tragical story made of thousands drammatical, grotesque, mafious stories. Since the first track “Todo modo” the sampled voice of a writer who wrote and spoke about mafias ’till his death, Leonardo Sciascia, reminds us that: “The State is, to me, the Constitution and the Constituion is no longer alive”. Inside this and other heart and mind paradoxes are moving the sonorous big waves -meditative emptyness of sounds syncopated with soured, biting floods- which Antonino Musco dissolves playing with high and low-fi, traditions and musical avant-gardes, streets voices and the big wise’s ones belonging to the three-horned island.
Landscape contrasts, sultriness, energy of orgy and of mourning, slaughters and trials, the Mediteranean of permanent contradiction, of beauty and regret, of toil and rage, of Arabic poetry poured out like wine and Norman gold-soaked cathedrals, of life-long earthquake homeless and shot farm hands, of Greek temples which look the flowers-shining coast and slums where children and horses sleep and dream together in stables.
Sicilian AV Project gives back the blue sea and the pain of Sicily, tunny-fishing nets where the actors of the terrible game, fish or fishermen, puppets and puppet-players, are imbued with the acrid smell of blood and sweat, but even with the salty sweetness of what it could be and was not and it is, today and -fatalistically- forever.
In ‘900 the ethnomusicologist Antonino Uccello travelled through jails, huts and fishing-boats collecting a sounds and voices archive which now seems to be far, as well as -but through another route- Antonino Musco directs those asleep spectres with a drum-machine rhythm telling, in a trans-Siculian slang, the musicality of a dancing uneasiness.
Gianluca Ferro






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